
Un albero in riva al mare
or Notes for a Non-Capitalist Cinema – Sikkim, Bombay, Kutchh.
Performance / reading / immagini-in-movimento di Jesal Kapadia con Manifesto Brutal e nontantoprecisi
Intrecciare storie tre le rovine nella civiltà della Valle dell’Indo, Kutchh, cantando canzoni per un risveglio – perché questo non è il momento di sognare – svegliatevi oh amici ed amiche, non addormentatevi!
Il lavoratore migrante di Bombay che costruisce grattacieli e autostrade, senza alcuna protezione, non è altro che il contadino e il pastore che un tempo viveva nel suo villaggio, ora distrutto o allagato a causa della costruzione di mega dighe idroelettriche, costretti a lasciare le loro terre ancestrali, nel Sikkim. Famiglie di pescatori che vivono in rifugi temporanei ai margini delle coste di Bombay, dietro i recinti di grandi complessi residenziali, inalando polvere giorno dopo giorno, bambine che crescono nel cemento, nel ferro e ancora cemento. L’età del fumo, delle esplosioni, delle macerie e della polvere.
Parto da qua per arrivare oltre, ma senza dimenticare.
Guardate dentro e scoprirete che è fatto di ciò che siamo. Aggiungere un’altra dimensione, non per togliere o fermare qualcosa, ma abitando la sovrapposizioni.
Senza stringere, senza aggrapparsi a nessuna un’identità – un rapporto più flessibile con il fare, seguendo la crescita naturale del movimento della creazione e vedendo come si muove, come si forma e come ci forma – ecco come è fatto questo film. Aprendo strati su strati, un film che è un organismo vivente, come questa pagina, o questa stanza che si è riempita di persone. Ci siamo voluti tutti noi per essere qui oggi ancora vivi, ancora non del tutto sconfitti. Questo film è fatto di ciò di cui siamo fatti, è la vita stessa, creazione ed espressione, felicità e lamento. Non è una pratica astratta. Tutto è materiale. E la materia non è muta. La materia ha memoria.