L’opera prima di Marco Fellini inaugura la nuova collana ferina* a cura di Mattia Pellegrini per la casa cafausica.

Con fare cannibalesco prende l’Amleto e tenta di digerirne una parte. Sa che il frammento è l’unico pasto possibile.

Ci ritroviamo all’interno dell’opera shakespeariana in uno dei suoi momenti cruciali: Amleto, in cerca di conferma dell’assassinio del padre da parte di Re Claudio, coinvolge un gruppo di attori e mette in scena il delitto. Alla ricerca della verità Amleto chiama in causa il teatro.

Atto 3 Scena II: la pantomima organizzata da Amleto viene interrotta da Polonio. “Give o’er the Play” è l’ordine di sospendere la rappresentazione. La storia inciampa. La visione uccide l’immagine. E il tutto accade durante il cambio di scena.

«Di fatto il teatro non può denunciare alcunché; o perlomeno non così esplicitamente come vorrebbe – per come “si” vorrebbe. C’è un proscenio di mezzo, simulacro di molti dispositivi. Uno tra tutti, in Shakespeare, è la Lingua. Sicché il tutto deve farsi “discorso indiretto” alla vita. E non una plateale denuncia della stessa».

E se «parlar di teatro vuol dire parlare di corpi, non di soggetto a sé stante bensì di corpo soggetto a scrittura di scena», Fellini indaga il suono perso del significante, tenacemente incastrato nella giurisprudenza del logos.

Pone la Lingua su un piano cartesiano. Parafrasi sconcertata della performatività come ultimo credo.

Ha preso una menzione speciale al Teatro i di Milano “per lo slancio immaginativo, la particolarità della visione e la ricerca sul linguaggio”.

Marco Fellini è nato nel 1981. Deve i rudimenti della danza a Yoshito Ohno, le nozioni di teatro a Claudio Longhi e l’esperienza della scena alla compagnia dei Nontantoprecisi.

Con una nota di Luca Musacchio.

Lo puoi trovare nel ventre della bestia: https://www.amazon.it/dp/B0914WWKH8/)

* collana ferina

Nel tempo dell’interruzione virale prende forma questa collana dalla sembianza ferina. Se ancora c’è un fuori lo cercheremo tra chi si è dato alla macchia. Situati nel mondo estremo dell’auto-rappresentazione, della finzione del tutto medesimo-medesimo per tutti, la collana ferina, abitante la casa cafausica, consapevole della sconfitta – VOTATI A UN SOGNO CHE RENDE SOLITARI – s’incammina, impaziente, sui sentieri dei fuggiaschi e degli eretici.